Villa Filippina

Il terreno su cui sorge la villa, come testimoniato da un atto risalente al 6 Gennaio del 1737, fu ceduto dal convento dei Fatebenefratelli a tal Giuseppe Romano. Seguirono altri proprietari ma è nel 1755 che venne concesso da Giuseppe Vallone, appartenente alla congregazione di “San Filippo Neri”, a Don Angelo Serio, anch’egli appartenente alla stessa congregazione, per la costruzione di una villa nominata “Filippina”, secondo il volere del Santo Istituto di San Filippo Neri.  Da un atto notarile, redatto invece il 16 luglio 1755 dal notaio Onofrio Sardofontana, in presenza di Angelo Serio e di Padre Modica, si evince l’avvio dei lavori di costruzione. Costruita nel 1755 per volere di Don Angelo Serio, sacerdote amante dell’arte appartenente alla Congregazione di S. Filippo Neri, Villa Filippina è caratterizzata da un vasto spazio quadrangolare, recintato per tre lati da portici lunghi 140 metri, su cui corre una terrazza praticabile.

Ideata come luogo di svago per i congregati ed i giovani dell’oratorio, la struttura – adibita prevalentemente dai Padri Filippini a scuola, oratorio, teatro, arena estiva e campo di calcio – cela al suo interno un autentico scrigno di tesori.

A partire dagli affreschi sulla vita di Cristo realizzati nel XVIII secolo da Vito D’Anna e Antonio Manno: sei dipinti (“L’ultima Cena”, “La lavanda dei piedi”, “L’ultima Pasqua”, “Il tributo di Cesare”, “Gesù e Zaccheo”, “Potete bere il calice che io sto per bere”) che decorano uno dei porticati della villa, interessati da un intervento di restauro ad opera della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Palermo.

Villa Filippina vanta uno dei primi giardini storici cittadini impreziosito dal chiostro e dalla fontana con statue di santi, opera di Gioacchino Vitagliano, realizzata in pietra di Billiemi.

Al suo interno si trova la cappella di S. Filippo Neri che si distingue per tre affreschi che riproducono alcune scene della vita del santo (S. Filippo bambino con i bambini nel darsi al gioco; S. Filippo che ristora i pellegrini durante la visita alle sette chiese; S. Filippo che va in estasi durante la celebrazione della SS. Eucarestia dinanzi l’immagine della Madonna della Vallicella).

Nella prima metà del Novecento nel giardino della Villa furono costruiti un cinematografo e un piccolo teatro, e successivamente anche un’arena che, sebbene attivi sin da subito, conobbero il loro splendore solo nel secondo dopoguerra. Un salto di qualità avvenne nei primi anni Ottanta quando cinema e arena, conosciuti col nome “Aaron”, furono presi in gestione dalla cooperativa Nuovo Cinema: questa, che già dirigeva l’unico cinema d’essai di Palermo, si occupò di restaurare le due strutture e propose una ricca programmazione estiva di film. Tuttavia, due anni dopo il restauro, il cinema chiuse definitivamente mentre l’arena continuò la sperimentazione cinematografica. Alla fine degli anni Ottanta, la gestione dell’arena passò nelle mani del Teatro Biondo che ne fece un teatro estivo. Per una stagione l’arena di Villa Filippina ospitò la rassegna diretta da Mimmo Cuticchio “La macchina dei sogni”. Tra gli anni Ottanta e Novanta l’attività cinematografica e teatrale dell’arena di Villa Filippina fu davvero intensa ed ebbe tra i suoi più assidui frequentatori lo stesso magistrato Giovanni Falcone.

Nell’estate del 1995, con il centenario della nascita del cinema e la prima edizione di “Palermo di Scena”, Villa Filippina si è prestata ancora una volta all’attività cinematografica. Dal 2008, dopo circa un decennio di totale abbandono, la città si è riappropriata di questo monumento che è emblema della memoria collettiva proprio per quel suo spazio cinematografico che ha rappresentato un luogo di ritrovo in grado di animare un intero quartiere. La villa è inoltre meta quotidiana di centinaia di turisti che visitano e si soffermano ad ammirarne i tesori.

Vito D’Anna

Allievo del pittore acese Paolo Vasta fino al 1744, iniziò la sua carriera all’età di diciassette anni facendo suo l’uso vivace dei colori tipico della scuola barocca. Dopo aver concluso i suoi studi presso il Vasta, entra a far parte degli allievi della bottega di Olivio Sozzi, un importante pittore del tempo, del quale sposò la figlia Aloisia nel 1745. Il D’Anna perfeziona le sue tecniche pittoriche a Roma, su suggerimento dello stesso Olivio Sozzi, presso il Maestro Corrado Giaquinto (1745/50ca) come testimonia una lettera di elogi di quest’ultimo inviata allo stesso Sozzi. Tornato a Palermo nel 1751 inizia i lavori per gli affreschi della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria – nota a Palermo come “Santa Caterina delle Donne”, sita a Piazza Bellini, difronte la chiesa della Martorana – dipingendo le opere Apoteosi di San Domenico o Gloria dei Santi domenicani o Trionfo dell’Ordine domenicano e Allegorie dei quattro continenti, gli affreschi “Trionfo di Minerva e Allegorie di Virtù all’interno di Palazzo Benenati Ventimiglia e quelli presenti nella Chiesa dei Tre Re dal titolo Trionfo dei Re Magi, Battesimo di Amilcare e Martirio di Baldassarre. Opere che diedero al D’Anna una certa notorietà divenendo, per i committenti palermitani, un punto di riferimento. Diverse infatti gli affreschi presenti in molte chiese e palazzi privati della città.

Il 7 Ottobre del 1758 principiò, per volere di Don Angelo Serio, sacerdote dell’Ordine Religioso dei Padri Filippini,  la decorazione ad affresco del porticato di Villa Filippina, continuata dal ’69 dal discepolo Antonio Manno. Gli episodi con Storie della vita di Cristo, Ultima Cena, Lavanda dei piedi, Ultima Pasqua, Tributo di Cesare, Gesù e Zaccheo, Potete bere il calice che io sto per bere sono oggi quasi integralmente scomparsi, ma i pochi resti, sino a qualche anno fa, comprovavano la presenza di due mani principali – una senz’altro del D’Anna, riconoscibile per preziosità pittoriche e soluzioni paesistiche raffinate – oltre che di esecutori minori. Questo ciclo di affreschi, secondo i principi dell’Oratorio, ebbe una funzione educativa e pedagogica affinchè, attraverso l’illustrazione degli episodi più importanti narrati nei Vangeli, i giovani potessero interiorizzare e portare nella vita quotidiana il modello cristiano.

Nel 1754 gli viene affidato dall’Unione dei Miseremini l’incarico di presiedere, regolare e approvare, con l’Architetto Ferrigno, le opere della chiesa di San Matteo e di affrescarla per intero. Sue anche l’opera L’apoteosi di Palermo del 1760, affresco presente nella sala da ballo di Palazzo Isnello, considerata una delle maggiori opere di pittura siciliana del XVIII secolo, e il grande ciclo di  affreschi Gloria di San Basilio presenti nella Chiesa del Santissimo Salvatore.

Morì a Palermo nel 1769 e sepolto inizialmente nella chiesa di San Matteo. Nel XIX secolo, le sue spoglie furono trasferite nel cimitero dei Rotoli

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